Quando svolgo sessioni di coaching, nell’ambito professionale (che poi influisce anche la sfera personale), c’è una frase alla quale non facevo caso e alla quale non davo troppa importanza fino a 7 anni fa, poi con l’avvento del Covid dove l’entusiamo è stato spento a livello globale, quella frase l’ho ritrovata in ogni contesto dove mi sono trovato con il mio ruolo di life coach, di marketing Infotainer e oggi anche all’interno delle aziende che si occupano di onoranza funebri.
Coaching: “MENO ENTUSIASMO, RIMANI AL POSTO TUO”.
Dopo il COVID, mentre mi reinventavo e riposizionavo tutta la mia vita professionale, umana, personale come tanti altri milioni come me, sono entrato in posti di lavoro nuovi e in ognuno di essi, prima o poi, è uscita fuori da qualcuno come consiglio spassionato, una parola d’ordine non scritta che ha pesato sul mio animo di 56 enne, una frase che ti sussurrano, a volte educatamente, altre volte invece suona come un avvertimento se non come una minaccia:
“Frena l’entusiasmo.”
Ora, al di la del significato che vogliamo dare dal punti di vista semantico a questa frase, questa è una parola gentile per dire qualcosa di molto più duro, perché quello che ti chiedono nella realtà è:
“Ti devi spegnere.”
Spegnere l’entusiasmo, fare quello che ti dicono gli anziani senza neanche pensare che quell’entusiasmo arriva da diversi contesti dove per anni hai gestito criticità che nessuna aula di problem solving può insegnare. Succede che si ritorna alla parte brutta del militare di 35 anni fa, si ritorna al cosidetto “nonnismo”, quella sorta di mura invalicabile che potevi attraversare solo dopo aver dimostrato il tuo valore, ma che alla fine serviva solo per impedire alle nuove leve di avere o proporre idee bislacche per migliorare procedure e snellire protocolli.
Tradotto in regole non scritte significa:
- Non prendere iniziative: anche se vedi un problema, anche se hai un’idea buona, anche se potresti risolvere qualcosa in cinque minuti, aspetta.
- Aspetta che ti dicano cosa fare: non anticipare, non proporre, non osare. La tua testa non serve servono solo le tue mani e servono solo quando te le chiedono.
- Rispetta le gerarchie: anche quando la gerarchia sbaglia, tu fatti gli affari tuoi, anche quando la gerarchia rallenta, anche quando tutti sanno che la decisione giusta è un’altra.
- Il tuo entusiasmo è un problema privato: tienilo per te, per la tua famiglia, per i tuoi hobby, per il fine settimana, In ufficio si viene per eseguire, non per accendersi.
Coaching: Perché è terribile? Non solo per te, per l’azienda per tutti.
Perché quando dici a qualcuno di spegnersi, non stai solo spegnendo l’entusiasmo ma stai spegnendo la capacità di vedere problemi prima che diventino emergenze, stai spegnendo la voglia di migliorare le cose, stai spegnendo quel sesto senso del pensiero laterale che ti aiuta a cambiare prospettiva e che fa dire “e se provassimo così?”.
Io sono certo di una sola cosa, e non parlo attraverso libri di scuola ma dall’esperienza personale e professionale durata 35 anni:
“METUS ERRORIS, ERROREM PARIT”
(“La paura di sbagliare, fa sbagliare”)
Quando una persona cresce con la paura di sbagliare, state certi che che per tutta la vita non solo continuerà a sbagliare ma da adulto avrà paura di agire, di prendere iniziativa e questo perché il fato ha voluto che come dipendente, venisse a contatto con la peggiore delle figure che si possa incontrare nella vita: la frustrazione fatta essere umano che scarica la propria insicurezza sul più debole, trasformandolo in inefficace (peggio, facendogli credere di essere incapace).
Per quanto mi riguarda, nella veste di life team coaching posso confermare con certezza che un dipendente spento non è un dipendente sereno ma un dipendente che aspetta, che aspetta che gli dicano cosa fare, che aspetta il permesso, che aspetta che qualcuno più in alto decida e mentre aspetta la fiamma dell’entusiasmo diventa più debole, le cose iniziano ad andare male, si accumulano ritardi, si perdono opportunità.
E lo spirito di squadra? Può esistere senza entusiasmo? La squadra vera non è fatta di persone che eseguono ma di persone che si accendono a vicenda, che dicono:
- “ti copro io”
- “proviamo insieme”
- “ce la facciamo”.
Quando spegni uno, spegni un po’ tutti, perché l’entusiasmo è contagioso e genera energia, lo spegnimento, molto più contagioso, rende ogni tuo collaboratore una persona che non tenderà mai a fidarti di se e con il tempo rischia di spegnersi!
Un’azienda che spegne l’entusiasmo non è un’azienda che pensa di agire controllando ma al contrario, è un’azienda che si prepara a morire lentamente senza fare rumore, solo con tante persone brave che hanno smesso di provarci.
L’altro giorno al temine di un servizio parlavo di questo argomento con il mio tutor e gli raccontavo di questo atteggiamento che considero povero di cuore e mentre e Io gli raccontavo questo stato d’animo, lui mi ha freddato con un secco:
“Sì, alla fine è meglio se ti annulli”… non sono bastati 3 anni di Covid per sentirci annullati?
Per questo ho iniziato questa newsletter dopo settimane di silenzio, per poter condividere, riflettere e ragionare insieme su una domanda che faccio a ogni persona che legge:
Ora permettimi una domanda che ti invita ad una call to action da condividere:
- Nel tuo percorso di vita personale o professionale qualcuno ti ha mai detto “frena l’entusiasmo”?
- Come ti sei sentito?
- Cosa avresti fatto di diverso oggi che non hai fatto allora?
- La tua vita sarebbe migliorata?
Raccontamelo, condividilo con gli 800 iscritti perché queste storie, se le teniamo per noi, restano ferite ma se al contrario le condividiamo, diventano qualcosa che può cambiare il modo in cui qualcuno, domani, deciderà di trattare l’entusiasmo di un’altra persona.
Alla fine io ritengo che l’entusiasmo sia una forza rigenerativa e qualsiasi azienda intelligente dovrebbe imparare a individuarlo nei propri collaboratori e a canalizzarlo, non ad arginarlo nel debole tentativo di spegnerlo, perché quando tu argini, alzi un muro ma quando canalizzi, non solo dai una direzione, ma condividi la tua forza con il gruppo che nel tempo cresce sano, consapevole, fiducioso e con un autostima alle stelle.
E la differenza, a volte, è tra un posto dove sopravvivi e un posto dove torni volentieri la mattina, dopo tutto, come diceva Borzachiello:
“Sentirsi fuori luogo va bene se il luogo dove ti trovi fa schifo”. Scelte difficili di questi tempi dove l’amichettismo supera la competenza ma per quanto mi riguarda, se avete entusiasmo, donatelo a chi vi vuole bene, se poi lo potete utilizzare anche in azienda, ben venga.
Intanto buona settimana dal vostro artigiano di emozioni
Gianvito.


