Life coach Torino: riconoscere gli errori

Life coach professionisti: su cosa scegliamo di puntare i riflettori?

Nella veste di life coach torino, ultimamente mi è accaduto qualcosa che mi ha scosso. Un errore, un inciampo, una reazione di pancia che mi ha portato a rispondere in modo troppo istintivo su LinkedIn.

Ho visto un post sulla piattaforma Linkedin in cui si analizzava l’espressione facciale di un personaggio noto, Fedez, per spiegare il trigger della rabbia. Ho letto ed ho reagito commentando senza la lucidità che solitamente mi accompagna. Perché? Perché quel volto e quella storia hanno toccato corde profonde dentro di me.

Non ho mai particolarmente apprezzato Fedez per le sue scelte di esposizione pubblica, ma in quel momento ho visto qualcosa di più: un uomo che ha affrontato un percorso difficile, una malattia, un trattamento farmacologico devastante, una crisi personale e professionale.

Ho visto la fatica di chi cerca di risalire dall’abisso della depressione e di chi ha avuto il coraggio di parlarne apertamente e l’ho visto chiaramente il giorno dopo la chiusura del festival a Domenica IN, una testimonianza a mio parere sincera.

Le parole del suo testo, lo raccontano meglio di chiunque altro:

“Spero che sia un’amnesia, spengo la luce e mi vieni a trovare, Fluoxetina, poca saliva Quando mi trovo a parlare di te sei la carne, è viva la mente è schiva vaga nel buio più buio che c’è.”

E ancora:

“Vorrei guarire ma non credo, vedo nero pure il cielo vetri rotti, schegge negli occhi prenditi i sogni, pure i miei soldi basta che resti lontana da me.”

Queste non sono solo parole a mio parere, ma il racconto di una battaglia interiore, la voce di chi lotta con il buio, con la paura di non farcela, con il desiderio di rinascere ma senza sapere come e chiede aiuto, una delle azioni più difficili dell’essere umano oggi, in questa società che ci vorrebbe perfetti.

Ed ecco che in quella tempesta emotiva dove tutti noi ci troviamo per gareggiare nel tentativo di essere sempre presenti, sempre sorridenti, all’altezza delle aspettative e al giudizio degli altri, iniziamo a sentirci soffocati e ad entrare in ansia se il post ha fatto pochi like, se non è diventato virale, se il nostro lavoro di comunicazione e visibilità non porta ai risultati che ci aspettavamo.

Life coach Torino: quando l’emotività prende il sopravvento accade che…

Ed è proprio qui che ho inciampato. Ho lasciato che il mio vissuto personale prendesse il sopravvento sul mio ruolo professionale di life coach ed ho reagito pensando al romanzo semi autobiografico che ho scritto durante il covid ed ho mancato di lucida apertura.

Ora, tutti noi nel nostro lavoro, possiamo trovarci a scegliere esempi e narrazioni senza renderci conto dell’impatto emotivo che possono avere, un atto di gratitudine che meritiamo di donarci in ogni momento della giornata

È questa diventa una grande responsabilità che vale la pena considerare con attenzione, non per censurare, ma per essere consapevoli di quanto le immagini e le parole possano toccare corde profonde nelle persone, in coloro che si trascinano spesso, dietro ad un sorriso di circostanza, un vissuto di dolore, un trauma, una malattia o altro ancora che ci ha obbligato a vivere la parte fragile di noi stessi.

E allora, in tutto questo vortice emotivo in cui mi sono ritrovato, ho imparato che chiedere scusa e ammettere i propri errori, non è cosa da deboli, al contrario.

Nel video che allego, tratto dalla serie Ted Lasso, sei persone si chiedono scusa a vicenda. È un gesto potente, che mi ha fatto riflettere.

Chiedere scusa non è un segno di debolezza, ma di consapevolezza. E oggi lo faccio qui, pubblicamente.

Ma allo stesso tempo, lascio aperta una riflessione:

come life coach professionisti, su cosa scegliamo di puntare i riflettori?

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Life coach Torino: riconoscere gli errori

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